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Trento, 29 agosto 2023
CICLOVIA ATTORNO AL LAGO DI GARDA:
VALUTARE L’AGGRESSIONE A UN PAESAGGIO DI RARA BELLEZZA, L’INSICUREZZA CONCLAMATA DELLE PARETI ROCCIOSE NONCHE’ I COSTI INSOSTENIBILI. UNA VERA VERGOGNA A FRONTE DELLA SITUAZIONE ECONOMICA PRECARIA DI TANTE FAMIGLIE TRENTINE E DI BEN ALTRE PRIORITÀ SU CUI SI DOVREBBE INVESTIRE
Interrogazione a risposta scritta presentata da Lucia Coppola,
consigliera provinciale/regionale Gruppo Misto/Europa Verde

Premesso che:

– la ciclovia del Garda è costituita da un anello intorno al lago di Garda e tocca tre regioni, il Trentino, il Veneto e la Lombardia per quello che dovrebbe diventare “il tracciato più bello del mondo dedicato alla bicicletta";

– il tracciato sul territorio trentino si sviluppa su circa 19 chilometri (in parte finanziato dalla provincia, in parte dalla Comunità Alto Garda e Ledro, e in parte dallo stato, organizzato in tre Unità Funzionali (U.F.) per il tratto da Riva del Garda al confine con il comune di Limone sulla sponda occidentale del lago;

– in data 27 agosto 2020 è stato effettuato un sopralluogo con un elicottero per visionare le criticità geologiche dei versanti rocciosi ed è stato appurato che vi sono situazioni di rischio evidenti per l’incolumità pubblica, come risulta dal verbale redatto;

– il progetto della ciclovia lungo le sponde del lago, nella parte nord, oltre ad essere costosissimo, si situa in un contesto estremamente delicato e instabile (classificato a rischio geologico con penalità gravi ), in un paesaggio di rara preziosità che deve essere preservato e conservato;

– nei requisiti di pianificazione e standard tecnici di progettazione per la realizzazione del Sistema Nazionale delle Ciclovie Turistiche (SNCT) rientrano i requisiti di pianificazione, ricomprendendo in questa classe gli elementi territoriali, naturali e/o antropici che costituiscono il quadro di riferimento propedeutico alla progettazione e gli standard tecnici di progettazione;

– i requisiti di pianificazione e gli standard tecnici sono stati suddivisi in ulteriori sottorequisiti e per ognuno di questi è stato definito un livello “minimo”, “buono” e “ottimo”, utili ai fini di una corretta classificazione della ciclovia, sia in termini di aspettativa turistica che di sicurezza;

– gli standard tecnici di progettazione attribuiscono una classificazione ottima per quanto riguarda il livello di sicurezza: risultato che falsa le prospettive e induce a sottovalutare i pericoli legati alle falesie attraversate dalla ciclovia sulle due sponde nella parte a nord del lago;

– teoricamente, per ottenere lo standard “ottimo” su questo aspetto della sicurezza la norma recita: “completa assenza di punti pericolosi, ovvero, qualora presenti, dotati di adeguata protezione e segnalazione”;

– desta qualche perplessità il fatto di essere arrivati ad ottenere un così elevato standard di sicurezza su un tracciato dove l’ANAS prima, le Regioni e le Province dopo, hanno dovuto dismettere numerosi tratti stradali che ora verranno utilizzati per la ciclovia e che, laddove è stata realizzata la vecchia gardesana storica, nei punti problematici è stata costruita in galleria mentre la ciclovia in questi tratti viene proposta a sbalzo sulla falesia;

– in relazione agli standard tecnici di progettazione di cui all’allegato 4 DM 517 “requisiti SNCT” il punto B.2 relativo alla sicurezza recita: “Il requisito della sicurezza della ciclovia è elemento essenziale e imprescindibile. In fase di progettazione vanno evidenziati i tratti potenzialmente pericolosi per i quali dovrà essere predisposta una analisi del rischio. Tali criticità vanno risolte con alternative di tracciato o una adeguata offerta intermodale (per esempio trasporto via lago su battelli dedicati);

– che i costi per questa infrastrutturazione risultano essere talmente esorbitanti da costituire un evidente elemento ostativo, tale da far escludere che l’opera debba essere portata a compimento.

Interrogo il Presidente della Provincia di Trento per sapere:

1. se non si ritenga che la qualifica “ottima” sia inadeguata alla situazione geologica relativa alle sponde del lago nella zona nord;
2. se ritenga opportuno e sicuro, per coloro che dovranno percorrerla, costruire una ciclovia in un contesto geologico altamente instabile dai cui versanti cadono periodicamente sassi e massi;
3. se ritenga sostenibile economicamente costruire una ciclovia che comporterà costi elevatissimi connessi agli interventi, mai risolutivi, per tenerla in sicurezza. Ciò perché molti tratti risulteranno più esposti alla caduta massi, rispetto anche ai tratti della vecchia statale dismessa, in quanto costruiti sulla falesia e direttamente sotto i dirupi;
4. se è stata fatta una valutazione relativa a quanto ammonteranno i costi della manutenzione ordinaria e straordinaria negli anni, tenendo conto che non si riuscirà comunque ad escludere il pericolo;
5. se non ritenga che le opere di messa in sicurezza dei versanti comporteranno un ulteriore danno paesaggistico;
6. se non ritenga necessario valutare alternative per alcuni tratti della ciclovia, esposti ai rischi e ai costi sopra indicati, per ottenere un'opera davvero sostenibile, come, ad esempio, il trasporto via lago dedicato ai cicloturisti, garantendo la possibilità di imbarcarsi su battelli a loro dedicati, magari elettrici;
7. se non ritenga assurdo che in nome della sostenibilità (in questo caso della ciclabilità) si perpetri uno sfregio ambientale che intaccherebbe la bellezza unica del territorio, che è patrimonio di tutti e non solo dei ciclisti, oltretutto in un contesto geologico instabile e quindi pericoloso;
8. se non ritenga che un progetto di così grande impatto debba essere condiviso con tutti coloro che abitano nei territori interessati, trovando un punto di incontro, ma mantenendo comunque sempre imprescindibile la salvaguardia dell’ambiente lacustre;
9. se non si ritenga che i costi esorbitanti di questa opera, pari euro 76.880.000 per le unità funzionale UF1, UF2 e UF3 da Riva al confine di Limone di soli 5,3 km , siano tali da mettere in discussione la fattibilità dell’opera che , in questo tatto costerebbe 14.028.000 per ogni chilometro, e posto che nulla è stato ancora preventivato per la Torbole-Riva, per il passaggio dalla Casa della Trota alla Foce Ponale né per il tratto Torbole confine con il Veneto. Considerato, come da ultima determina commissariale che ha realmente preventivato un costo su tratto roccioso per soli 100 ml di € 2.180.000 corrispondenti a 22.180.00 al km per cui, i ben 7,545 km solo su roccia del tratto Trentino comporterebbero la cifra astronomica di 168.000.000 di euro pari al 50 % di quanto preventivato per tutto l’anello sul progetto preliminare. Se poi parliamo dei rimanenti tratti non su roccia pari 11 km circa che comporterebbe un costo minimo sottostimato di 10.000.000 al km per cui sarebbe ulteriori 111.000.000 di €. (vedi da ultimo il tratto Nago – Pista ciclabile del Sarca UF 19 di soli 2 km del costo di 3.600.000 su un tratto che per l’80 % è su strada agricola esistente);
10. se è al corrente del fatto che la ciclovia del Garda per quanto attiene alla sola parte rocciosa comporta per 7,545 chilometri un costo pari a 21.180.000 minimo al chilometro (vedi ultima determina del commissario straordinario per la ciclovia del Garda) che aggiunti ai 111.000.000 del tratto non roccioso sarebbe una vera follia, corrispondente al 81 % di quanto preventivato per 144 chilometri;
11. se è stato reso edotto del fatto che il Coordinamento Interregionale per la tutela del Garda, a cui fanno capo una trentina di associazioni, ha depositato un esposto alla Procura regionale della Corte dei Conti di Trento. E sotto accusa sono proprio i costi del tratto trentino, tra Limone e Riva del Garda.

Cons. Lucia Coppola

 

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